Baglama
Il baglama è un bouzouki in miniatura. La sua origine è legata al periodo di persecuzione dei rebetici, e al divieto di usare il bouzuki. Infatti si chiama "rebetica" la musica nata originariamente nelle città in cui, nei primi anni venti del secolo scorso, arrivarono decine di migliaia di profughi provenienti dall'Asia Minore, dalla Tracia e dal Ponto a causa dei mutamenti territoriali provocati dal primo conflitto mondiale e dagli eventi politico-militari che seguirono nei Balcani e in Turchia. Un genere musicale per ribelli (dal turco rebet = ribelle) ed emarginati, che viene dai sobborghi dei grandi centri urbani. Nato come canto di proteste, di lotta contro ogni autoritarismo, parla della gente comune e inizialmente era proibito. Le piccole dimensioni del baglama sono dovute alla facilità di essere nascosto, durante le perquisizioni cui erano sottoposti i rebetici, nei locali in cui si riunivano. Inoltre poteva così essere facilmente introdotto nelle prigioni, per allietare le ore durante il periodo di detenzione. Pian piano, il baglama, da mero sostituto del bouzouki, acquistò strada facendo, un ruolo importante dal punto di vista ritmico d'accompagnamento nei brani rebetici, ed occasionalmente usato per eseguire anche dei taximi. Oggi un ensemble di musica rebetika sarbbe inpensabile senza un baglama. I primi baglama erano costruiti a partire da una zucca vuota o scavando da un unico blocco di legno, la cassa (skafto). L'accordatura standard di un baglama è RE LA RE.

Basso Acustico
Versione elettrica del contrabbasso, si è di recente imposto nelle scelte di arrangiamento di brani di matrice popolare, rendendo il suono folk dei gruppi più “attuale”, come gli spagnoli “La Musgaña” o i bretoni “Gwerz”.

Bendir
bendir è un tamburo a cornice, originario dell’Africa del Nord, formato da un cerchio di legno, da 40 a 60 cm di diametro, sul quale una pelle di capra è tesa. Nella cornice, di legno, è praticato un foro in cui s’infila il pollice della mano sinistra in modo da tenere lo strumento in verticale. All'interno del BENDIR, sono tese due corde di risonanza (di budello), poste a contatto della pelle tesa, lungo tutto il suo diametro. Il bendir è a metà strada tra il tamburello ed il rullante della batteria. Lo strumento è utilizzato principalmente nel corso di cerimonie religiose. Nei paesi arabi, dove è molto diffuso, è utilizzato anche nelle particolari cerimonie delle sette SUFI. La tradizione SUFI, molto caratterizzata dall'utilizzo della musica, del ritmo e della danza per il raggiungimento di particolari stati della coscienza, racconta di come jellad-ud-in Rumi, completamente assorto nella contemplazione del Creatore e da Lui ispirato, si mettesse improvvisamente a roteare ritmicamente su se stesso, mentre la sua veste, come pure i movimenti delle sue mani, disegnavano una sorta di cerchio nell'aria (gesti che sarebbero divenuti la caratteristica principale della danza sacra dei SUFI RAKH). Il ricordo di questa "visione" e di quel momento d’estasi mistica è celebrato - ancor oggi - nelle danze dei DERVISCI.

Bodhrán
Il bodhrán è un tamburo a cornice senza sonagli e con l'aggiunta di una o due barre trasversali a croce; è interamente fatto in legno e pelle ed il suo design è rimasto sostanzialmente invariato nei secoli. Si suona prevalentemente con un mazzuolo di legno (chiamato stick in inglese e cipin in irlandese) oppure, più raramente, con la mano nuda. Il Bodhrán esiste da secoli, ma solo a partire dagli anni '60 diventa comune al di fuori del Kerry (Irlanda sud-occidentale), grazie a Sean O'Riada che lo introduce nei suoi innovativi arrangiamenti di musica tradizionale; diventa una percussione di uso corrente e di valore riconosciuto solamente negli anni '70.

Bombarda
È uno strumento d’origini antichissime risalenti all'Aulos greco e anche prima. La si ritrova, quasi ovunque, con nomi diversi; dall'Inghilterra alla Cina, al Marocco, all'India. In Italia, nella forma utilizzata per la nostra musica fa la sua comparsa verso la metà del sec. XII. Ebbe una diffusione irresistibile a causa del suo suono. Giunse poi al suo oblio verso gli inizi del sec. XVIII quando ormai la musica, che si era evoluta, richiedeva estensioni e complessità armoniche maggiori.

Bozouki Irlandese
Il bouzouki irlandese è uno strumento d’origine greca: fu importato in Irlanda alla fine degli anni '60 da Donal Lunny, uno dei maggiori musicisti dell'area celtico-irlandese. La principale modifica apportata dagli irlandesi allo strumento fu appiattirne il fondo, visto che era in origine bombato e risultava molto scomodo da suonare in un pub, dove i musicisti suonano seduti. Anche l'accordatura si è modificata: dal DO / FA / LA / RE greco si è passati alle accordature aperte più adatte a questa musica SOL / RE / LA / RE o RE / SOL / RE / LA, partendo ovviamente dal cantino. E' uno degli strumenti più interessanti apparso nella musica tradizionale irlandese negli ultimi vent'anni e sottolinea il modo in cui questo genere musicale riesce a rinnovarsi integrando anche nuove sonorità.

Bozouki Greco
Strumento della famiglia del liuto, diffuso principalmente in Grecia, avente un lungo manico di circa 93 cm e una cassa piriforme di legno. Il manico può accogliere fino a 26 tasti di metallo; le corde possono essere raccolte in tre o quattro cori doppi e sono pizzicate con un plettro. L'accordatura relativa può essere la seguente mi-si'-mi', oppure re-sol-si'-mi'. Lo strumento può essere utilizzato per l'accompagnamento di canzoni, ma anche per esibizioni virtuosistiche basate su modi derivati dalla musica turca (makams) o su melodie arabe. Le composizioni più recenti e lo stile attuale preferiscono rifarsi alle scale maggiori e minori tipiche della cultura europea occidentale. Strumenti simili al bouzuki possono essere rintracciati in alcune zone della Turchia

Chalumeaux
E’ lo strumento da cui è nato il clarinetto. Il suo nome, d’origine francese, è nato in periodo barocco. La tecnica di produrre il suono tramite la vibrazione di un’ancia semplice, si è sviluppata intorno al sec. XVII°. Si suona come il clarinetto, ma richiede meno aria e meno pressione delle labbra, per produrre il suono tipico, grave e vibrato. In genere è in tonalità di DO ed è cromatico. La diteggiatura è la stessa del flauto dolce soprano.

Chitarra
La chitarra folk (in pratica con le corde di metallo) entrò nella musica tradizionale irlandese negli anni Sessanta e, sotto l'influenza dei musicisti jazz, fu subito utilizzata come strumento ritmico. Successivamente trovò funzione anche come strumento solista. I chitarristi usano nella maggior parte dei casi le accordature aperte, che permettono una tecnica a metà strada tra i lavori d'accompagnamento e solistici; il pregio delle accordature aperte è quello di consentire una sonorità ricca e vibrante, che sfrutta a pieno le corde vuote: si ha, quindi, oltre che un vero e proprio accompagnamento, una sorta di contrappunto con l'uso frequente delle sole corde basse o con la realizzazione di contromelodie. Restando tuttavia assente dai concorsi ufficiali, la chitarra è sempre presente nelle serate musicali fra amici.

Clarinetto
Strumento a fiato della famiglia dei legni il cui tubo cilindrico è munito di un'ancia semplice che è messa in vibrazione dal soffio dell'esecutore. Grazie al meccanismo preciso e dolce delle sue chiavi, il clarinetto dà la possibilità di eseguire agevolmente passaggi virtuosistici. La sua estensione è di tre ottave e un quarto (nel clarinetto in si bemolle, dal mi2 al sol5) e i suoi tre registri offrono le stesse possibilità di tenere il suono, di eseguire il legato e i passaggi di agilità, pur possedendo caratteristiche differenti. Il clarinetto usa la chiave di sol; appartiene alla categoria degli strumenti traspositori. La sua estensione spazia dal grave all'acuto, secondo la tonalità in cui lo strumento è tagliato. I clarinetti in si bemolle, in la in fa (clarinetto contralto, denominato anche corno di bassetto) e il clarinetto contralto in mi bemolle abbassano la loro nota base dell'intervallo che separa queste note dal do superiore mentre il piccolo clarinetto in mi bemolle ha la sua nota base una terza minore più in alto del clarinetto in do. Il clarinetto basso, all'ottava inferiore del clarinetto contralto, e il clarinetto contrabbasso, all'ottava inferiore del clarinetto basso, spingono ancor più verso il grave l'estensione dello strumento. Inventato da J. C. Denner verso la fine del XVIII° sec., questo strumento, a partire dalla metà del sec. XIX°, entrò gradatamente nella corrente pratica esecutiva.

Clarinetto Turco
Strumento ad ancia semplice simile al clarino, interamente in metallo, dal corpo molto sottile. E' utilizzato in Turchia e nell'area balcanica. Ancora oggi è costruito in Anatolia centrale. Viene utilizzato il modello in metallo che sopporta meglio le alte temperature ed è di maggiore praticità. La sonorità è del tutto simile a quello in ebano ma il modo di suonarlo la rende più penetrante e suggestiva.

Daff
Il DAFF è un tamburello a piattini, assai simile al RIQQ, del diametro di una trentina di centimetri. La cornice dello strumento presenta cinque paia di piattini, posti simmetricamente. Il DAFF è uno strumento adibito, fin da tempi antichissimi, alla musica da ballo femminile. Per funzioni d'intrattenimento ed in accompagnamento alla danza, era già conosciuto nell'Egitto dei faraoni. Anche nell'epoca pre-islamica il tamburello a cornice era riservato esclusivamente alle donne. Lo strumento si suona con la mano destra e si regge con la sinistra. I dischi metallici forniscono, agitando il tamburello o percuotendo contro il corpo, una sorta d'effetto di tremolo.

Darabukka
Tamburo a calice originario della Tunisia, conosciuto anche con il nome di DURBAKKE, DARBUKA, DERBUKA o Darbouka, è un tamburo d'argilla, monopelle, a forma di calice. E' suonato tenendolo stretto sotto il braccio, se il musicista è in piedi, o appoggiandolo al femore nella posizione da seduto. Alcune DARABUKKA sono oggi realizzate con la cassa di metallo o d'ottone e con dispositivi a vite per la tensione della pelle; ma la DARABUKKÁ più diffusa è certamente d'argilla. La pelle dovrebbe essere preferibilmente di pesce, ma se ne trovano anche di capra o di pecora. La tensione della pelle, negli strumenti d'argilla, si ottiene riscaldandola sul fuoco o per strofinamento delle mani. La DARABUKKA fa parte sia della tradizione popolare araba sia di quella della musica colta; si tratta quindi di uno strumento di gran diffusione, utilizzato, nelle occasioni di festa, sia dagli uomini sia dalle donne

Djembe
Di tutte le percussioni africane è uno dei tamburi più potenti e sonori. è originario della tribù Malinke, popolo che vive in Guinea e in Mali. La membrana in tensione è costituita di pelle di capra. Ha la cassa a forma di calice legermente aperto verso il suolo, scavato in un unico tronco, da 60 a 80 cm d'altezza. Il suono è prodotto percuotendo la pelle con le dita e con la mano aperta. Il djembè non può essere suonato appoggiato sul suolo. La pelle è tenuta da un cerchione metallico o un filo intrecciato di cuoio e teso con delle corde. Il djembè è recentemente diventato il simbolo musicale d'incontro fra la cultura africana e quell'occidentale.

Dumbek
Chiamato anche "Tubeleki", è un tamburo a calice dell'area mediterranea presente dalla Yugoslavia alla Turchia. E' caratterizzato dal bordo sottile che permette l'uso della tecnica che, per questo, è tipica di questo strumento. Modelli disponibili: in alluminio, in rame, in ottone, tutti in varie misure. Tipi di lavorazioni: serigrafate, battute o lisce.

Flauto dolce
L'origine del flauto si perde nella notte dei tempi. Questo strumento è addirittura citato nella Genesi, il primo libro della Bibbia e sappiano che era utilizzato dagli Egizi e poi presso i Greci e i Romani. I più antichi modelli erano costruiti con semplici canne; flauti un pò più evoluti erano fatti con tibie di pecora oppure di terracotta. Il flauto dolce, conosciuto anche come “flauto dritto”, è il flauto più utilizzato nella cultura europea dal '500 e la sua diffusione sarà così generalizzata sino a circa metà del '700. Dopo un periodo di ridimensionamento del suo uso a scapito del flauto traverso, è stato in seguito recuperato e diffuso largamente nel corso di tutto il Novecento. Il flauto dolce è uno strumento a imboccatura terminale a fischietto (il becco), che si ottiene inserendo un blocco di legno nella parte finale dello strumento. In questo modo, si viene a formare una stretta fessura che conduce l'aria direttamente dal becco sino al bordo di una finestrella laterale. Piccoli flauti simili al flauto dolce, probabilmente di origine asiatica, erano conosciuti e diffusi in Europa già dall'XI secolo. A partire dal 1500 il flauto dolce assunse la sua forma standard, con sette od otto fori d'apertura e un portavoce per il pollice.

Gaida Bulgara
The Bulgarian Bagpipe or gaida is a surprisingly flexible instrument due to the tradition of harmonic changes in the folk music it is associated with. Unlike most bagpipes, which are played exclusively against drones and can only play in one mode, the gaida is often heard in ensembles with kaval (an end blown flute, gadulka (a folk fiddle) and drums. The bag is a whole goat, carefully skinned in one piece (more peeled than skinned) with the chanter tied into the neck hole, the blow-pipe and drone tied into the foreleg holes and the back end tied off. It is known as a dry bag, meaning the leather isn't tanned, but simply turned inside out with the fur on the inside handling the moisture, and only seasoned occasionally on the outside with lanolin. Another interesting feature it shares with other East European bagpipes is the single reed chanter. All Western bagpipes have a double reed, much like a primitive oboe reed, but Eastern bagpipes tend to have a single reed tied to a wooden stock, a little like a mini clarinet or saxophone mouthpiece. This gives it a more plaintive wailing tone, compared to the courser Western bagpipes. It also makes the high notes the strong notes, unlike the Highland pipes which are notoriously weak when they reach up to their top note.

Gaita Galiziana
Gli spagnoli chiamano così la loro cornamusa. In realtà di "gaite” ce ne sono a decine, una diversa dall’altra; il suono di queste cornamuse è simile alle parenti scozzesi. La tradizione è molto forte soprattutto in Galizia. Naturalmente copiosa la documentazione e le incisioni riferite a questo strumento che ha interpreti d'eccezione come Carlos Nuñes, e più di recente Hevia. E’ suonata in occasione di feste e matrimoni. La Gaita gallega in Galizia, e la Gaita asturiana in Asturias sono simili, diffuse pure nel nord del Portogallo.

Gatham
E' una percussione molto particolare poiché nasce dall'utilizzo di un vaso di terracotta per il trasporto dell'acqua. Con una particolare tecnica percussiva, costituita dall'uso delle dita sul coccio e del palmo della mano sulla bocca del vaso, si producono molti suoni paragonabili a quelli delle Tablas; come queste, i Gatham vengono utilizzati per l'accompagnamento ritmico di canti e strumenti solisti (in genere flauti e strumenti ad arco).

Mandola
Strumento musicale della famiglia del liuto, generalmente a quattro o cinque corde doppie, accordate per quinte, pizzicate con un plettro. Già nota fin dall'xi sec., fu in voga soprattutto nei secc. XVI° e XVII°, anche con il nome spagnolo di mandora. E' una delle piu squisite varianti del liuto in uso soprattutto nei secoli XVI e XVII. Si tratta quindi di strumento cordofono a pizzico. Detta in Francia "mandole" e in Spagna "mandora", la mandola appare sin dalle strutture fondamentali come l'ingrandimento del mandolino e si accorda in prevalenza per quinte, potendo pur avere quattro o anche cinque corde doppie. Come per l'Irish Bouzuoki, anche la mandola ha la sua variante a cassa piatta.

Kaval
La kaval ha un diametro più ampio del Ney, ha sei - otto fori e la cameratura interna è cilindrica. Il Ney, invece, ha un diametro più piccolo, sette fori e una piccola camera d'insufflazione, ricavata dal primo segmento di canna dello strumento, che le conferisce quel suono caratteristico della musica araba, classica. La kaval è tipica della musica tradizionale bulgara, macedone e turca, e si suona con la tecnica del soffio sull'orlo, come il Ney arabo. E' costituito da tre parti incastrate tra loro. Sono disponibili in due tonalità, Re e Do. La kaval è anche conosciuto col nome di “flauto dei pastori”. Può essere suonato da solo o accompagnato da strumenti come la gadulka, la gaida e la tambura; nelle orchestre folk ricopre un ruolo di primaria importanza.

Mandolino
Strumento musicale a corde pizzicate, simile ad una piccola mandola, di cui costituisce una varietà. Il mandolino, che ebbe origine e diffusione in Italia dal Cinquecento, è dotato di quattro, cinque o sei corde doppie variamente accordate, che si pizzicano per mezzo di un plettro d'osso o di metallo flessibile. Esistono vari tipi di mandolini, con caratteristiche differenti. Tra i più diffusi sono quello napoletano, con quattro corde doppie, e quello milanese, più antico, con cinque o sei corde doppie. Pur essendo strumento popolare, è stato impiegato anche nella musica dotta, e talvolta nell'opera. Vivaldi compose un concerto per mandolino e uno per due mandolini e orchestra. E' difficile datare l'arrivo del mandolino in Irlanda, ma sicuramente la sua adozione nei concorsi organizzati dal Comhaltas Ceoltóiri Éireann ne ha facilitato lo sviluppo. La sua popolarità è anche dovuta al forte volume, sebbene meno acuto di quello del banjo, ed alla sua accordatura anch'essa uguale a quella del violino. Anche se è spesso usato in performance e registrazioni, pochi musicisti lo utilizzano come strumento principale.

Nacchere
Le Nacchere (Spagnolo = Castañuelas), sono uno strumento a percussione costituito da una coppia di pezzi di legno duro, avorio o materiale sintetico, a forma di valve di conchiglia, legati fra loro in modo da essere a stretto contatto. La cordicella è generalmente fissata all'indice e al pollice della mano dell'esecutore. Nel momento in cui le altre dita le colpiscono, le nacchere producono un effetto ritmico marcato e caratteristico. Sono utilizzate principalmente nella musica spagnola per sottolineare il ritmo della composizione, ma sono suonate anche dalle danzatrici, che generalmente ne suonano una coppia con ciascuna mano; la mano sinistra controlla la coppia intonata ad un'altezza più grave. Strumenti musicali in legno o in avorio simili alle nacchere sono noti fin dall'antichità.

Nakaira
La Nakaira è lo strumento dal quale il gruppo ha preso il nome. La "naqqara" è uno strumento antichissimo, costituito da una coppia di piccoli tamburi monopelle. Usati nella musica araba, sono realizzati da un corpo concavo a forma di scodella di materiale vario (metallo, legno, terracotta), sul quale è tesa una membrana fissata da tiranti di corda o pelle. Sono suonati per mezzo di mazzuoli e producono due suoni tra loro separati da un intervallo di quarta o di quinta, a volte distinti da una diversità timbrica provocata dalla presenza di un foro all'apice di una delle due scodelle. Attestati fin dalle origini della musica islamica, i naqqara si diffusero in occidente nel medioevo in seguito alla conquista araba della Spagna e alle Crociate, tanto da assumere un nome derivato dall'arabo in varie lingue europee: italiano = naccheroni, francese = nacaires, inglese = nakers, latino = naqaira.

Ney
Il Ney è un flauto "ad imboccatura semplice", ossia il suono è prodotto dal frangersi del soffio contro il bordo dell'estremità più lontana dai fori, senza alcun dispositivo apposito, che non sia una leggera affilatura del bordo stesso; perché il suono si produca è necessario appoggiare il flauto alle labbra in posizione obliqua. Le origini storiche del flauto "ad imboccatura semplice" sono da ricercarsi, molto probabilmente, nelle civiltà che nacquero e si svilupparono sulle rive dei grandi fiumi: il Nilo in Egitto, il Tigri e l'Eufrate in Mesopotamia, la piana Indo Gangetica in India.

Riqq
Il RIQQ è un tamburello a cornice, con una membrana del diametro di circa una decina di centimetri. La cornice, spesso finemente decorata presenta cinque doppie aperture dette finestre, in cui sono, posti simmetricamente a due per volta, dieci piattini di metallo. Il RIQQ si tiene con la mano sinistra, e si batte, al centro della pelle, con la mano destra. La membrana di un buon RIQQ è di pelle di pesce (in questo caso di cernia). La cornice dello strumento è rivestita di piccole, variopinte, piastre di mosaico che possono essere fatte di madreperla, osso, corno o più spesso di legno colorato. Il suonatore di RIQQ fa parte del complesso tradizionale della musica colta, conosciuto con il nome di TAKTH, e svolge un'importante funzione ritmica d'accompagnamento.

Rullante
Il rullante costituisce spesso la parte centrale di un drum set, e spesso è il primo strumento ad essere imparato dagli studenti di percussioni. La versione da concerto è la discendente di quella da marcia, usato spesso nelle bande. Il corpo dello strumento, sul quale è tesa la pelle sotto la quale vibrano corde di risonanza, può essere fatto da vari materiali, dal legno, al metallo, al bronzo o finanche da plastica. Un sistema di leve permette di bloccare le corde in risonanza, per produrre un suono secco senza vibrazioni delle corde stesse.

Violino
Strumento musicale a corde sfregate con l'arco, il più importante sia nell'ambito della musica sinfonica sia in quello della musica da camera. Il violino, che è il più acuto degli strumenti ad arco, è dotato di quattro corde accordate per quinte giuste (sol2 re3 la3 mi4). La sua estensione è compresa tra il sol2 e il sol6. La nota più acuta producibile è il do7. La cassa di risonanza ha una lunghezza variabile tra i 34,9 e i 36,2 cm. Si compone di 75 o 76 pezzi, 20 dei quali posti all'interno della cassa armonica; il fondo è in acero, legno impiegato pure per le fasce laterali, per il manico, il riccio e per il ponticello; la tavola armonica (o coperchio), parte vibrante per eccellenza, è in abete, legno usato inoltre per tutte le altre parti interne (controfasce, tasselli, anima, catena, ecc.). In ebano è costruita la tastiera (su cui si appoggiano le dita della mano sinistra), il capotasto (incollato trasversalmente all'inizio della tastiera), la cordiera, il bottone cui è legata la cordiera, e le quattro caviglie che permettono l'esatta tensione delle corde. Sulla tavola, ai lati del ponticello, sono intagliate due effe, che consentono l'uscita del suono dalla cassa armonica. Il coperchio e il fondo del violino, più o meno convessi, sono rinforzati ai bordi da un triplice intarsio di filetti. Le corde sono agganciate, ad un'estremità, alla cordiera, all'altra, alle caviglie, poste in fondo al manico, che termina in un elegante riccio, chiamato anche voluta o chiocciola. Dalla qualità della vernice e del legno, nonché dalle minime variazioni di spessore e di sagomatura di quest'ultimo, derivano in gran parte i pregi e i difetti acustici del violino. La costruzione di tale strumento richiede un lavoro altamente specializzato, possibile solo dopo anni di esperienza; il legno deve essere invecchiato mediante stagionatura naturale; la vernice è di fondamentale importanza, oltre che per la qualità del suono, anche perché preserva lo strumento dai danni del tempo. Il modo di prepararla e gli ingredienti impiegati costituirono in passato un vero e proprio segreto dei liutai. Secondo il tipo di vernice, il violino presenta un colore che varia dal giallo pallido, ambrato, al bruno-rossiccio.

Whistle
Tin Whistle significa letteralmente "flauto di latta", ma non dobbiamo lasciarci ingannare da questo nome apparentemente semplice, anche perché ha una storia davvero antica! Per esempio, le antiche saghe narrano che il diabolico capo dei TUATHA dè DANANN, Alleann, usasse un piccolo flauto dal beccuccio colorato per suonare melodie fatate che facevano cadere in un profondo sonno chi lo ascoltava. Questo strumento, ricavato interamente da un osso, presenta solamente due fori nella parte anteriore riprendendo così la forma di un galoubet, strumento a fiato che sin dall'antichità era utilizzato dal musicista con la mano sinistra, poiché la destra era usata per suonare un tamburo in modo da avere una base ritmica per la melodia.

Zarb
Secondo diverse etimologie, è detto dzarb / tombak / tmobak / dombak / tabnag / khomak / khomac / tombalak / tombalac / dombak / donbak / dun-balag / zirbaghali. Origine: Persia, già presente nel 3000 a c, secondo le ricerche archeologiche a Khuzestan. Tamburo monopelle a calice di medio diametro, tipico della musica persiana. Mediante una particolare tecnica percussiva, che utilizza sia la mano piena sia le dita, si può ottenere una vasta gamma di suoni, che vanno dal basso profondo ai suoni secchi, ottenuti con la tecnica dello schiocco delle dita sul bordo del tamburo.

Zurna
Oboe tradizionale dei balcani con cameratura ed ancia doppia, conosciuto anche come oboe persiano. Dal suono potente, viene suonata anche in coppia con l'accompagnamento di davul o tapan o nagara (tamburi tipici della zona). Nelle sue varianti è diffusa in Medio Oriente, India, Balcani, Africa mediterranea, Madagascar e Cina.

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