Strumenti

Il baglama è un bouzouki in miniatura. La sua origine è legata al periodo di persecuzione dei rebetici,
e al divieto di usare il bouzuki. Infatti si chiama "rebetica" la musica nata originariamente nelle città
in cui, nei primi anni venti del secolo scorso, arrivarono decine di migliaia di profughi provenienti
dall'Asia Minore, dalla Tracia e dal Ponto a causa dei mutamenti territoriali provocati dal primo
conflitto mondiale e dagli eventi politico-militari che seguirono nei Balcani e in Turchia. Un genere
musicale per ribelli (dal turco rebet = ribelle) ed emarginati, che viene dai sobborghi dei grandi centri
urbani. Nato come canto di proteste, di lotta contro ogni autoritarismo, parla della gente comune e
inizialmente era proibito.
Le piccole dimensioni del baglama sono dovute alla facilità di essere nascosto, durante le perquisizioni
cui erano sottoposti i rebetici, nei locali in cui si riunivano.
Inoltre poteva così essere facilmente introdotto nelle prigioni, per allietare le ore durante il periodo
di detenzione.
Pian piano, il baglama, da mero sostituto del bouzouki, acquistò strada facendo, un ruolo importante
dal punto di vista ritmico d'accompagnamento nei brani rebetici, ed occasionalmente usato per eseguire
anche dei taximi.
Oggi un ensemble di musica rebetika sarbbe inpensabile senza un baglama.
I primi baglama erano costruiti a partire da una zucca vuota o scavando da un unico blocco di legno,
la cassa (skafto). L'accordatura standard di un baglama è RE LA RE.

Versione elettrica del contrabbasso, si è di recente imposto nelle scelte
di arrangiamento di brani di matrice popolare, rendendo il suono folk dei gruppi
più attuale, come gli spagnoli La Musgaña o
i bretoni Gwerz.

bendir è un tamburo a cornice, originario dellAfrica del
Nord, formato da un cerchio di legno, da 40 a 60 cm di diametro, sul quale
una pelle di capra è tesa. Nella cornice, di legno, è praticato
un foro in cui sinfila il pollice della mano sinistra in modo da tenere
lo strumento in verticale. All'interno del BENDIR, sono tese due corde di
risonanza (di budello), poste a contatto della pelle tesa, lungo tutto il
suo diametro. Il bendir è a metà strada tra il tamburello
ed il rullante della batteria. Lo strumento è utilizzato principalmente
nel corso di cerimonie religiose.
Nei
paesi arabi, dove è molto diffuso, è utilizzato anche nelle
particolari cerimonie delle sette SUFI. La tradizione SUFI, molto caratterizzata
dall'utilizzo della musica, del ritmo e della danza per il raggiungimento
di particolari stati della coscienza, racconta di come jellad-ud-in Rumi,
completamente assorto nella contemplazione del Creatore e da Lui ispirato,
si mettesse improvvisamente a roteare ritmicamente su se stesso, mentre
la sua veste, come pure i movimenti delle sue mani, disegnavano una sorta
di cerchio nell'aria (gesti che sarebbero divenuti la caratteristica principale
della danza sacra dei SUFI RAKH). Il ricordo di questa "visione"
e di quel momento destasi mistica è celebrato - ancor oggi
- nelle danze dei DERVISCI.

Il bodhrán è un tamburo a cornice senza sonagli e con l'aggiunta di una o
due barre trasversali a croce; è interamente fatto in legno e pelle ed il
suo design è rimasto sostanzialmente invariato nei secoli. Si suona
prevalentemente con un mazzuolo di legno (chiamato stick in inglese e
cipin in irlandese) oppure, più raramente, con la mano nuda. Il
Bodhrán esiste da secoli, ma solo a partire dagli anni '60 diventa comune
al di fuori del Kerry (Irlanda sud-occidentale), grazie a Sean O'Riada che
lo introduce nei suoi innovativi arrangiamenti di musica tradizionale;
diventa una percussione di uso corrente e di valore riconosciuto solamente
negli anni '70.

È uno strumento dorigini antichissime risalenti all'Aulos greco
e anche prima. La si ritrova, quasi ovunque, con nomi diversi; dall'Inghilterra
alla Cina, al Marocco, all'India. In Italia, nella forma utilizzata
per la nostra musica fa la sua comparsa verso la metà del sec.
XII. Ebbe una diffusione irresistibile a causa del suo suono. Giunse
poi al suo oblio verso gli inizi del sec. XVIII quando ormai la musica,
che si era evoluta, richiedeva estensioni e complessità armoniche
maggiori.

Il bouzouki irlandese è
uno strumento dorigine greca: fu importato in Irlanda alla fine
degli anni '60 da Donal Lunny, uno dei maggiori musicisti dell'area celtico-irlandese.
La principale modifica apportata dagli irlandesi allo strumento fu appiattirne
il fondo, visto che era in origine bombato e risultava molto scomodo da
suonare in un pub, dove i musicisti suonano seduti.
Anche l'accordatura
si è modificata: dal DO / FA / LA / RE greco si è passati
alle accordature aperte più adatte a questa musica SOL / RE /
LA / RE o RE / SOL / RE / LA, partendo ovviamente dal cantino.
E' uno degli
strumenti più interessanti apparso nella musica tradizionale irlandese
negli ultimi vent'anni e sottolinea il modo in cui questo genere musicale
riesce a rinnovarsi integrando anche nuove sonorità.

Strumento
della famiglia del liuto, diffuso principalmente in Grecia, avente un
lungo manico di circa 93 cm e una cassa piriforme di legno.
Il manico
può accogliere fino a 26 tasti di metallo; le corde possono essere
raccolte in tre o quattro cori doppi e sono pizzicate con un plettro.
L'accordatura relativa può essere la seguente mi-si'-mi', oppure
re-sol-si'-mi'.
Lo strumento può essere utilizzato per l'accompagnamento di canzoni,
ma anche per esibizioni virtuosistiche basate su modi derivati dalla musica
turca (makams) o su melodie arabe. Le composizioni più recenti
e lo stile attuale preferiscono rifarsi alle scale maggiori e minori tipiche
della cultura europea occidentale. Strumenti simili al bouzuki possono
essere rintracciati in alcune zone della Turchia

E lo
strumento da cui è nato il clarinetto. Il suo nome, dorigine
francese, è nato in periodo barocco.
La tecnica di produrre il suono tramite la vibrazione di unancia
semplice, si è sviluppata intorno al sec. XVII°.
Si suona
come il clarinetto, ma richiede meno aria e meno pressione delle labbra,
per produrre il suono tipico, grave e vibrato.
In genere è in tonalità di DO ed è cromatico.
La diteggiatura è la stessa del flauto dolce soprano.

La chitarra folk (in pratica con le corde di metallo) entrò nella musica tradizionale irlandese negli anni Sessanta e, sotto l'influenza
dei musicisti jazz, fu subito utilizzata come strumento ritmico. Successivamente trovò funzione anche come strumento solista.
I chitarristi usano nella maggior parte dei casi le accordature aperte, che permettono una tecnica a metà strada tra i lavori
d'accompagnamento e solistici; il pregio delle accordature aperte è quello di consentire una sonorità ricca e vibrante, che sfrutta a
pieno le corde vuote: si ha, quindi, oltre che un vero e proprio accompagnamento, una sorta di contrappunto con l'uso frequente delle
sole corde basse o con la realizzazione di contromelodie.
Restando tuttavia assente dai concorsi ufficiali, la chitarra è sempre presente nelle serate musicali fra amici.

Strumento a fiato della famiglia dei legni il cui tubo cilindrico è munito
di un'ancia semplice che è messa in vibrazione dal soffio dell'esecutore.
Grazie al meccanismo preciso e dolce delle sue chiavi, il clarinetto dà la
possibilità di eseguire agevolmente passaggi virtuosistici.
La sua estensione è di tre ottave e un quarto (nel clarinetto in si
bemolle, dal mi2 al sol5) e i suoi tre registri offrono le stesse possibilità
di tenere il suono, di eseguire il legato e i passaggi di agilità,
pur possedendo caratteristiche differenti.
Il clarinetto usa la chiave di sol; appartiene alla categoria degli strumenti
traspositori.
La sua estensione spazia dal grave all'acuto, secondo la tonalità
in cui lo strumento è tagliato. I clarinetti in si bemolle, in la
in fa (clarinetto contralto, denominato anche corno di bassetto) e il clarinetto
contralto in mi bemolle abbassano la loro nota base dell'intervallo che
separa queste note dal do superiore mentre il piccolo clarinetto in mi bemolle
ha la sua nota base una terza minore più in alto del clarinetto in
do. Il clarinetto basso, all'ottava inferiore del clarinetto contralto,
e il clarinetto contrabbasso, all'ottava inferiore del clarinetto basso,
spingono ancor più verso il grave l'estensione dello strumento. Inventato
da J. C. Denner verso la fine del XVIII° sec., questo strumento, a partire
dalla metà del sec. XIX°, entrò gradatamente nella corrente
pratica esecutiva.

Strumento ad ancia semplice simile al clarino, interamente in metallo, dal corpo molto sottile.
E' utilizzato in Turchia e nell'area balcanica. Ancora oggi è costruito in Anatolia centrale.
Viene utilizzato il modello in metallo che sopporta meglio le alte temperature ed è di maggiore praticità. La sonorità è del tutto
simile a quello in ebano ma il modo di suonarlo la rende più penetrante e suggestiva.

Il DAFF è un tamburello a piattini, assai simile al RIQQ, del diametro di una trentina di centimetri.
La cornice dello strumento presenta cinque paia di piattini, posti simmetricamente. Il DAFF è uno strumento adibito, fin da
tempi antichissimi, alla musica da ballo femminile. Per funzioni d'intrattenimento ed in accompagnamento alla danza, era
già conosciuto nell'Egitto dei faraoni. Anche nell'epoca pre-islamica il tamburello a cornice era riservato esclusivamente
alle donne. Lo strumento si suona con la mano destra e si regge con la sinistra. I dischi metallici forniscono, agitando il
tamburello o percuotendo contro il corpo, una sorta d'effetto di tremolo.

Tamburo a calice originario della Tunisia, conosciuto anche con il nome di DURBAKKE, DARBUKA, DERBUKA o Darbouka, è un tamburo d'argilla, monopelle, a forma di calice. E' suonato tenendolo stretto sotto il braccio, se il musicista è in piedi, o appoggiandolo al femore nella posizione da seduto.
Alcune DARABUKKA sono oggi realizzate con la cassa di metallo o d'ottone e con dispositivi a vite per la tensione della pelle; ma la DARABUKKÁ più diffusa è certamente d'argilla.
La pelle dovrebbe essere preferibilmente di pesce, ma se ne trovano anche di capra o di pecora. La tensione della pelle, negli strumenti d'argilla, si ottiene riscaldandola sul fuoco o per strofinamento delle mani.
La DARABUKKA fa parte sia della tradizione popolare araba sia di quella della musica colta; si tratta quindi di uno strumento di gran diffusione, utilizzato, nelle occasioni di festa, sia dagli uomini sia dalle donne

Di tutte le percussioni africane è uno dei tamburi più potenti e sonori. è originario della tribù Malinke, popolo che vive in Guinea e in Mali.
La membrana in tensione è costituita di pelle di capra. Ha la cassa a forma di calice legermente aperto verso il suolo, scavato in un unico tronco, da 60 a 80 cm d'altezza.
Il suono è prodotto percuotendo la pelle con le dita e con la mano aperta. Il djembè non può essere suonato appoggiato sul suolo.
La pelle è tenuta da un cerchione metallico o un filo intrecciato di cuoio e teso con delle corde.
Il djembè è recentemente diventato il simbolo musicale d'incontro fra la cultura africana e quell'occidentale.

Chiamato anche "Tubeleki", è un tamburo a calice dell'area mediterranea presente dalla Yugoslavia alla Turchia. E' caratterizzato dal bordo sottile che permette l'uso della tecnica che, per questo, è tipica di questo strumento.
Modelli disponibili: in alluminio, in rame, in ottone, tutti in varie misure.
Tipi di lavorazioni: serigrafate, battute o lisce.

L'origine del flauto si perde nella notte dei tempi. Questo strumento è addirittura citato nella Genesi, il primo libro
della Bibbia e sappiano che era utilizzato dagli Egizi e poi presso i Greci e i Romani.
I più antichi modelli erano costruiti con semplici canne; flauti un pò più evoluti erano fatti con tibie di pecora oppure
di terracotta.
Il flauto dolce, conosciuto anche come flauto dritto, è il flauto più utilizzato nella cultura europea dal '500 e la sua
diffusione sarà così generalizzata sino a circa metà del '700. Dopo un periodo di ridimensionamento del suo uso a scapito
del flauto traverso, è stato in seguito recuperato e diffuso largamente nel corso di tutto il Novecento.
Il flauto dolce è uno strumento a imboccatura terminale a fischietto (il becco), che si ottiene inserendo un blocco di
legno nella parte finale dello strumento. In questo modo, si viene a formare una stretta fessura che conduce l'aria
direttamente dal becco sino al bordo di una finestrella laterale.
Piccoli flauti simili al flauto dolce, probabilmente di origine asiatica, erano conosciuti e diffusi in Europa già dall'XI
secolo.
A partire dal 1500 il flauto dolce assunse la sua forma standard, con sette od otto fori d'apertura e un portavoce per il
pollice.

The Bulgarian Bagpipe or gaida is a surprisingly flexible instrument due to the tradition
of harmonic changes in the folk music it is associated with. Unlike most bagpipes, which
are played exclusively against drones and can only play in one mode, the gaida is often heard
in ensembles with kaval (an end blown flute, gadulka (a folk fiddle) and drums.
The bag is a whole goat, carefully skinned in one piece (more peeled than skinned) with the
chanter tied into the neck hole, the blow-pipe and drone tied into the foreleg holes and the
back end tied off. It is known as a dry bag, meaning the leather isn't tanned, but simply turned
inside out with the fur on the inside handling the moisture, and only seasoned occasionally
on the outside with lanolin.
Another interesting feature it shares with other East European bagpipes is the single reed chanter.
All Western bagpipes have a double reed, much like a primitive oboe reed, but Eastern bagpipes
tend to have a single reed tied to a wooden stock, a little like a mini clarinet or saxophone
mouthpiece. This gives it a more plaintive wailing tone, compared to the courser Western bagpipes.
It also makes the high notes the strong notes, unlike the Highland pipes which are notoriously
weak when they reach up to their top note.

Gli spagnoli chiamano così la loro cornamusa. In realtà di "gaite
ce ne sono a decine, una diversa dallaltra; il suono di queste cornamuse
è simile alle parenti scozzesi. La tradizione è molto forte
soprattutto in Galizia. Naturalmente copiosa la documentazione e le incisioni
riferite a questo strumento che ha interpreti d'eccezione come Carlos
Nuñes, e più di recente Hevia.
E suonata in occasione di feste e matrimoni. La Gaita gallega in Galizia, e la Gaita
asturiana in Asturias sono simili, diffuse pure nel nord del Portogallo.

E' una percussione molto particolare poiché nasce dall'utilizzo di un vaso di terracotta per il trasporto dell'acqua.
Con una particolare tecnica percussiva, costituita dall'uso delle dita sul coccio e del palmo della mano sulla bocca
del vaso, si producono molti suoni paragonabili a quelli delle Tablas; come queste, i Gatham vengono utilizzati per
l'accompagnamento ritmico di canti e strumenti solisti (in genere flauti e strumenti ad arco).

Strumento musicale della famiglia del liuto, generalmente a quattro o cinque corde doppie,
accordate per quinte, pizzicate
con un plettro. Già nota fin dall'xi sec., fu in voga soprattutto nei secc. XVI° e XVII°,
anche con il nome spagnolo di
mandora.
E' una delle piu squisite varianti del liuto in uso soprattutto nei secoli XVI e XVII.
Si tratta quindi di strumento cordofono
a pizzico. Detta in Francia "mandole" e in Spagna "mandora", la mandola appare
sin dalle strutture fondamentali come
l'ingrandimento del mandolino e si accorda in prevalenza per quinte, potendo pur
avere quattro o anche cinque corde doppie.
Come per l'Irish Bouzuoki, anche la mandola ha la sua variante a cassa piatta.

La kaval ha un diametro più ampio del Ney, ha sei - otto fori e la cameratura interna è cilindrica. Il Ney, invece, ha un
diametro più piccolo, sette fori e una piccola camera d'insufflazione, ricavata dal primo segmento di canna dello strumento,
che le conferisce quel suono caratteristico della musica araba, classica.
La kaval è tipica della musica tradizionale bulgara, macedone e turca, e si suona con la tecnica del soffio sull'orlo, come
il Ney arabo. E' costituito da tre parti incastrate tra loro. Sono disponibili in due tonalità, Re e Do. La kaval è anche
conosciuto col nome di flauto dei pastori.
Può essere suonato da solo o accompagnato da strumenti come la gadulka, la gaida e la tambura; nelle orchestre folk ricopre
un ruolo di primaria importanza.

Strumento musicale a corde pizzicate, simile ad una piccola mandola, di cui costituisce una varietà.
Il mandolino, che ebbe origine e diffusione in Italia dal Cinquecento, è dotato di quattro, cinque o
sei corde doppie variamente accordate, che si pizzicano per mezzo di un plettro d'osso o di metallo flessibile.
Esistono vari tipi di mandolini, con caratteristiche differenti. Tra i più diffusi sono quello napoletano, con
quattro corde doppie, e quello milanese, più antico, con cinque o sei corde doppie.
Pur essendo strumento popolare, è stato impiegato anche nella musica dotta, e talvolta nell'opera. Vivaldi compose
un concerto per mandolino e uno per due mandolini e orchestra.
E' difficile datare l'arrivo del mandolino in Irlanda, ma sicuramente la sua adozione nei concorsi organizzati dal
Comhaltas Ceoltóiri Éireann ne ha facilitato lo sviluppo.
La sua popolarità è anche dovuta al forte volume, sebbene meno acuto di quello del banjo, ed alla sua accordatura
anch'essa uguale a quella del violino.
Anche se è spesso usato in performance e registrazioni, pochi musicisti lo utilizzano come strumento principale.

Le Nacchere
(Spagnolo = Castañuelas), sono uno strumento a percussione costituito
da una coppia di pezzi di legno duro, avorio o materiale sintetico,
a forma di valve di conchiglia, legati fra loro in modo da essere a
stretto contatto.
La cordicella
è generalmente fissata all'indice e al pollice della mano dell'esecutore.
Nel momento in cui le altre dita le colpiscono, le nacchere producono
un effetto ritmico marcato e caratteristico. Sono utilizzate principalmente
nella musica spagnola per sottolineare il ritmo della composizione, ma
sono suonate anche dalle danzatrici, che generalmente ne suonano una coppia
con ciascuna mano; la mano sinistra controlla la coppia intonata ad un'altezza
più grave. Strumenti musicali in legno o in avorio simili alle
nacchere sono noti fin dall'antichità.

La Nakaira è lo strumento dal quale il gruppo ha preso il nome. La "naqqara" è uno strumento
antichissimo, costituito da una
coppia di piccoli tamburi monopelle. Usati nella musica araba, sono realizzati da un corpo
concavo a forma di scodella di
materiale vario (metallo, legno, terracotta), sul quale è tesa una membrana fissata da tiranti
di corda o pelle. Sono suonati
per mezzo di mazzuoli e producono due suoni tra loro separati da un intervallo di quarta o
di quinta, a volte distinti da una
diversità timbrica provocata dalla presenza di un foro all'apice di una delle due scodelle.
Attestati fin dalle origini della
musica islamica, i naqqara si diffusero in occidente nel medioevo in seguito alla conquista
araba della Spagna e alle Crociate,
tanto da assumere un nome derivato dall'arabo in varie lingue europee: italiano = naccheroni,
francese = nacaires,
inglese = nakers, latino = naqaira.

Il Ney è un flauto "ad imboccatura semplice", ossia il suono è prodotto dal frangersi del soffio
contro il bordo dell'estremità
più lontana dai fori, senza alcun dispositivo apposito, che non sia una leggera affilatura
del bordo stesso; perché il suono si
produca è necessario appoggiare il flauto alle labbra in posizione obliqua.
Le origini storiche del flauto "ad imboccatura semplice" sono da ricercarsi, molto probabilmente,
nelle civiltà che nacquero e
si svilupparono sulle rive dei grandi fiumi: il Nilo in Egitto, il Tigri e l'Eufrate
in Mesopotamia, la piana Indo
Gangetica in India.

Il RIQQ è un tamburello a cornice, con una membrana del diametro di circa una decina di centimetri. La cornice, spesso
finemente decorata presenta cinque doppie aperture dette finestre, in cui sono, posti simmetricamente a due per volta,
dieci piattini di metallo. Il RIQQ si tiene con la mano sinistra, e si batte, al centro della pelle, con la mano destra.
La membrana di un buon RIQQ è di pelle di pesce (in questo caso di cernia).
La cornice dello strumento è rivestita di piccole, variopinte, piastre di mosaico che possono essere fatte di madreperla,
osso, corno o più spesso di legno colorato. Il suonatore di RIQQ fa parte del complesso tradizionale della musica colta,
conosciuto con il nome di TAKTH, e svolge un'importante funzione ritmica d'accompagnamento.

Il rullante costituisce spesso la parte centrale di un drum set, e spesso è il primo
strumento ad essere imparato dagli
studenti di percussioni. La versione da concerto è la discendente di quella da marcia,
usato spesso nelle bande.
Il corpo dello strumento, sul quale è tesa la pelle sotto la quale vibrano corde di
risonanza, può essere fatto da vari
materiali, dal legno, al metallo, al bronzo o finanche da plastica.
Un sistema di leve permette di bloccare le corde in risonanza, per produrre un suono
secco senza vibrazioni delle corde stesse.

Strumento musicale a corde sfregate con l'arco, il più importante sia nell'ambito della musica sinfonica sia in quello della
musica da camera.
Il violino, che è il più acuto degli strumenti ad arco, è dotato di quattro corde accordate per quinte giuste (sol2 re3 la3
mi4). La sua estensione è compresa tra il sol2 e il sol6. La nota più acuta producibile è il do7. La cassa di risonanza ha una
lunghezza variabile tra i 34,9 e i 36,2 cm. Si compone di 75 o 76 pezzi, 20 dei quali posti all'interno della cassa armonica;
il fondo è in acero, legno impiegato pure per le fasce laterali, per il manico, il riccio e per il ponticello; la tavola
armonica (o coperchio), parte vibrante per eccellenza, è in abete, legno usato inoltre per tutte le altre parti interne
(controfasce, tasselli, anima, catena, ecc.).
In ebano è costruita la tastiera (su cui si appoggiano le dita della mano sinistra), il capotasto (incollato trasversalmente
all'inizio della tastiera), la cordiera, il bottone cui è legata la cordiera, e le quattro caviglie che permettono
l'esatta tensione delle corde. Sulla tavola, ai lati del ponticello, sono intagliate due effe, che consentono l'uscita del
suono dalla cassa armonica. Il coperchio e il fondo del violino, più o meno convessi, sono rinforzati ai bordi da un
triplice intarsio di filetti. Le corde sono agganciate, ad un'estremità, alla cordiera, all'altra, alle caviglie, poste in
fondo al manico, che termina in un elegante riccio, chiamato anche voluta o chiocciola.
Dalla qualità della vernice e del legno, nonché dalle minime variazioni di spessore e di sagomatura di quest'ultimo,
derivano in gran parte i pregi e i difetti acustici del violino. La costruzione di tale strumento richiede un lavoro
altamente specializzato, possibile solo dopo anni di esperienza; il legno deve essere invecchiato mediante stagionatura
naturale; la vernice è di fondamentale importanza, oltre che per la qualità del suono, anche perché preserva lo strumento
dai danni del tempo. Il modo di prepararla e gli ingredienti impiegati costituirono in passato un vero e proprio segreto
dei liutai. Secondo il tipo di vernice, il violino presenta un colore che varia dal giallo pallido, ambrato, al
bruno-rossiccio.

Tin Whistle significa letteralmente "flauto di latta", ma non
dobbiamo lasciarci ingannare da questo nome apparentemente semplice, anche
perché ha una storia davvero antica! Per esempio, le antiche saghe
narrano che il diabolico capo dei TUATHA dè DANANN, Alleann, usasse
un piccolo flauto dal beccuccio colorato per suonare melodie fatate che
facevano cadere in un profondo sonno chi lo ascoltava.
Questo strumento, ricavato interamente da un osso, presenta solamente
due fori nella parte anteriore riprendendo così la forma di un
galoubet, strumento a fiato che sin dall'antichità era utilizzato
dal musicista con la mano sinistra, poiché la destra era usata
per suonare un tamburo in modo da avere una base ritmica per la melodia.

Secondo diverse etimologie, è detto dzarb / tombak / tmobak / dombak / tabnag / khomak / khomac / tombalak / tombalac / dombak
/ donbak / dun-balag / zirbaghali.
Origine: Persia, già presente nel 3000 a c, secondo le ricerche archeologiche a Khuzestan.
Tamburo monopelle a calice di medio diametro, tipico della musica persiana. Mediante una particolare tecnica percussiva, che
utilizza sia la mano piena sia le dita, si può ottenere una vasta gamma di suoni, che vanno dal basso profondo ai suoni
secchi, ottenuti con la tecnica dello schiocco delle dita sul bordo del tamburo.

Oboe tradizionale dei balcani con cameratura ed ancia doppia, conosciuto anche come oboe persiano. Dal suono potente,
viene suonata anche in coppia con l'accompagnamento di davul o tapan o nagara (tamburi tipici della zona).
Nelle sue varianti è diffusa in Medio Oriente, India, Balcani, Africa mediterranea, Madagascar e Cina.
Live concerts
© 2009 Darshan | Nakaira World Music Group - info@nakaira.com - P.Iva 03539490874