Il baglama è un bouzouki in miniatura. La sua origine è legata al periodo di persecuzione dei rebetici, e al divieto di usare il bouzuki. Infatti si chiama "rebetica" la musica nata originariamente nelle città in cui, nei primi anni venti del secolo scorso, arrivarono decine di migliaia di profughi provenienti dall'Asia Minore, dalla Tracia e dal Ponto a causa dei mutamenti territoriali provocati dal primo conflitto mondiale e dagli eventi politico-militari che seguirono nei Balcani e in Turchia. Un genere musicale per ribelli (dal turco rebet = ribelle) ed emarginati, che viene dai sobborghi dei grandi centri urbani. Nato come canto di proteste, di lotta contro ogni autoritarismo, parla della gente comune e inizialmente era proibito. Le piccole dimensioni del baglama sono dovute alla facilità di essere nascosto, durante le perquisizioni cui erano sottoposti i rebetici, nei locali in cui si riunivano. Inoltre poteva così essere facilmente introdotto nelle prigioni, per allietare le ore durante il periodo di detenzione. Pian piano, il baglama, da mero sostituto del bouzouki, acquistò strada facendo, un ruolo importante dal punto di vista ritmico d’accompagnamento nei brani rebetici, ed occasionalmente usato per eseguire anche dei taximi. Oggi un ensemble di musica rebetika sarbbe inpensabile senza un baglama. I primi baglama erano costruiti a partire da una zucca vuota o scavando da un unico blocco di legno, la cassa (skafto). L’accordatura standard di un baglama è RE LA RE.